Da il Giorno

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Lettere e Commenti

Coraggio: una mano di colore su Milano, e la città si farà più bella

di PIERO LOTITO

Milano ha paura del colore. Al momento della posa in piazzale Cadorna, il monumento “Ago e filo” di Oldenburg suscitò un bailamme di polemiche più per i suoi eclatanti colori (giallo, rosso, verde) che non per le dimensioni e la forma in verità inconsuete. Se proviamo a chiedere in giro: «Pensando a un’opera di Mirò, che cosa vedete?», nove su dieci (di quelli che conoscono l’artista, si capisce) risponderanno: «Segni geometrici e colori». Bene, davanti al Palazzo del Senato è assiso dal  1982 un inquietante totem di bronzo, dono di Mirò alla città di Milano. È di un nero sordo e matto, cupissimo. Il sospetto è che in origine fosse colorato. Perfino il celebre giallino dell’intonaco della Scala e di Palazzo Reale e di Palazzo Litta, una volta chiamato “Settecento”, alla fine è risultato troppo carico, e non è parso vero che i filologi del restauro risalissero – ci fidiamo – all’autentico colore del periodo: uno smorto bianco-latte-cappuccino. Ancora: non fosse d’un bel rosso, perfino lo stadio di San Siro, da vuoto, sarebbe un luogo senza colore. Come lo sono le periferie e le direttrici dei binari ferroviari in città, che avanzano in una sorta di cava di pietra, grigia e triste.

In questo immutabile scenario in bianco e nero, accogliamo con piacere la notizia di un workshop a premi – “Coloriamo il Mondo” – sull’uso del colore per riqualificare periferie ed aree urbane dismesse, un concorso aperto agli studenti delle Università e delle scuole di design lombarde e venete «per promuovere ed educare alla cultura progettuale del colore». Si terrà domani all’Accademia Cignaroli di Verona, e la premiazione avverrà il 27 aprile al Mondadori Multicenter di Milano.

Non ci sembra vero: finalmente qualcuno (nel caso i professori Massimo Caiazzo e Anna Barbara) promuove una manifestazione per «diffondere la consapevolezza e l’uso del colore negli intereventi di riqualificazione delle periferie». Col colore è una questione di coraggio: ci sono donne che non esitano. Così la città di Berlino, che è una bellissima e austera signora che, a un certo punto – vedi crollo del Muro – ha avuto il coraggio di passare mani e mani di vernice colorata su brutti palazzoni delle periferie una volta chiamate dell’Est. E quegli edifici hanno cambiato aspetto e sostanza, e oggi si lasciano ammirare in una città ammirevole. Proviamoci anche noi, senza paura che mille comitati storcano il naso e alzino il dito a dire che no, Milano è bella com’è. Ecco com’è Milano?

2009_02_11 Il Giorno

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